Alle elementari a piedi, all’università in aereo!!!

Riceviamo e Pubblichiamo 

 

1. La scuola integrata con il territorio.

 

Oltre venti anni fa (c’erano ancora l’avvocato Verrengia e il dottore Trabucco), per una Festa dell’Avanti presentai insieme ai colleghi Palmieri e Propato, una riflessione su Casale dal titolo: “Ciao, Ciao Amore…”. Uno dei temi di riflessione riguardava l’edificio scolastico della scuola elementare e l’idea che essa potesse aprirsi al territorio in un rapporto attivo e dinamico, che generasse nuove opportunità culturali, aggregative e di socializzazione.

Per carità… niente di nuovo… nel 1975 (quasi quaranta anni fa) il Decreto Ministeriale con le regole tecniche per l’edilizia residenziale evidenziava che … “…Allo scopo di garantire, per qualunque tipo di scuola, indipendentemente dalla localizzazione e dimensione, un massimo di relazioni che permettano a tutti gli allievi, senza distinzione di provenienza e di ceto, di istruirsi, nelle migliori condizioni ambientali ed educative, ogni edificio scolastico va considerato parte di un continuum educativo, inserito in un contesto urbanistico e sociale, e non come entità autonoma…” e ancora “…la scuola elementare si riferisce ad un ambito residenziale, che, nella normalità dei casi, consente di raggiungerla a piedi…

 

Bambini che vanno a scuola in provincia di Treviso

 

2. Concentrare non significa sviluppare.

Non è che immaginando e realizzando “poli” si attivino, per forza di cose, direttrici di sviluppo. Non c’è nessuna evidenza che una concentrazione di funzioni e di attività corrisponda a maggiore efficienza, miglioramento di qualità, nuove opportunità. Anzi un modello centralizzato aumenta le difficoltà di gestione, i bisogni di strumenti di mobilità, gli spostamenti privati, il traffico, le esigenze di parcheggi… insomma un modello inefficiente nella gestione delle risorse economiche, ambientali, urbanistiche e sociali.

 

3. Seguiamo la forma di Carinola.

Ma Carinola è forse una grande cittadina con piccole frazioni attorno o non è più vera l’affermazione che siamo di fronte ad una rete di Casali di “peso” specifico non inferiore a Carinola stessa, dotati di una certa autonomia anche formale e culturale.

E non sarebbe perciò più utile immaginare un sistema scolastico a rete e diffuso sul territorio, con una visione organica in grado di valorizzare e far conoscere le diverse realtà locali.

L’ecosistema scolastico (oltre che dall’edificio è composto dai bambini, dagli insegnanti, dai genitori, dalle aule, dai dispositivi, dalle tecnologie, dai servizi…) deve parlare alla forma della città, rifuggendo modelli tardo-ottocenteschi (quand’anche ripresi di recente). Più che inseguire un inconsistente centralismo, dovremmo, se davvero vogliamo superare gli aspetti più limitanti dell’iper-campanilismo, valorizzare le differenti storie e caratteristiche dei nostri territori, conoscerle vicendevolmente, magari utilizzando dispositivi diffusi sul territorio (ad esempio aule multimediali locali in cui far conoscere e studiare i bambini, temi specifici).

 

4. Il concetto di sistema scolastico comunale e lo sviluppo territoriale.

Se proprio vogliamo immaginare un polo scolastico potremmo tentarne una collocazione nell’ambito dell’istruzione secondaria superiore, nella formazione legata all’Agricoltura e all’Ambiente, in modo da creare professionalità a supporto della filiera agricola-ambientale-turistica.

Il nostro modello di sviluppo delle attrezzature scolastiche non sarebbe forse il caso di ancorarlo ad una visione di sviluppo sociale, culturale, ambientale ed economico di prospettiva?

Fra mille anni, se tutto andrà bene, verrà qualcuno e passeggiando per le nostre contrade vedrà cosa ha lasciato ogni generazione e da quello si farà un’idea di noi, dal contributo che avremo saputo dare alla nostra terra: questo dovrebbe spingerci a predisporre visioni robuste e coerenti, strutture di qualità, utili, belle. O dobbiamo arrenderci alla tirannia del brutto e dell’inutile?

 

5. Guardiamo avanti.

Non si tratta di essere legati al passato, di avere paura di guardare al futuro, ad una scuola moderna.

Il concetto che sta dietro al “polo/i”, soprattutto nel caso della scuola primaria e media, non guarda al futuro: è una visione vecchia “la scuola come "fabbrica" dell'istruzione, con un modello sostanzialmente tayloristico: pensate alle aule in fila, alle scansioni temporali, alle sequenze "disciplinari", alle "tassonomie" che regolano l'attività ed il lavoro scolastico” in una visione meccanicistica che “ha creato spazi più o meno assennati per contenere "funzioni", dimenticandosi che dovevano essere "abitati da uomini" (anzi da "cuccioli " di uomo in crescita) non da funzioni”(1).

 

Questo mentre “la scuola si dilata nel tempo e nello spazio, aderisce al concetto di lifelong learning e trova luogo in ogni angolo a vocazione culturale della città ma anche del web, come sta avvenendo di fatto senza che gli ambiti fisici si siano adeguati rimanendo pervicacemente statici e gerarchizzati come alla fine dell’800”(2).

Ancora una volta bisognerebbe immaginare un ecosistema scolastico municipale in grado di costruire una scuola “viva”, attiva sul territorio, diffusa, aperta, connessa, multimediale.

 

Acquerello per Istituto Comprensivo “Ovidio” – Roma

6. Dite la vostra.

La partecipazione dell’utenza alla progettazione, poi, per non essere solo demagogia dovrà essere indotta e non banalmente diretta o assembleare come spesso avviene: una partecipazione consapevole e competente che non prevarichi i compiti di chi per mestiere e specializzazione si occupi di concepire e costruire questi spazi, una partecipazione che si concretizzi in una specie di brainstorming di idee da tradurre scientificamente e stilisticamente”(3).

 

Insomma sentiamo i bambini, i genitori, gli insegnanti…e poi recuperiamo e riqualifichiamo gli edifici esistenti, colleghiamoli in una struttura a rete, lasciamo i bambini nei nostri paesi e portiamo gli adulti nei nostri edifici… guardiamo avanti, nell’epoca delle smart cities, dove si cerca di coniugare il mondo locale e quello globale, i poli scolastici come si stanno pensando e realizzando sono il passato… andare alle elementari a piedi e all’università in aereo: questo è il futuro.

Se ci lavoriamo non è fantascienza!

 

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[1] Franco De Anna - http://www.educationduepuntozero.it/

[2] Giuseppe Campagnoli - Linee Guida per l’edilizia scolastica, un passo avanti?

[3] Giuseppe Campagnoli - Linee Guida per l’edilizia scolastica, un passo avanti?

 

 

30 Gennaio 2014 By Renzo Ullucci



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Commenti: 14
  • #1

    dubbioso (giovedì, 30 gennaio 2014 16:36)

    Non riesco proprio a capire cosa si voglia dire: sono scemo? Booohhh!
    Ma quello che mi pare strano è la data del commento: il 27 gennaio si commenta un articolo che verrà pubblicato il 30... mah, continuo a non capire o forse invece comincio a capire qualcosa?

  • #2

    floriana trabucco (giovedì, 30 gennaio 2014 17:45)

    sempre straordinario,acuto ,competente :grazie Renzo!

  • #3

    x dubbioso (giovedì, 30 gennaio 2014 19:53)

    è stato un errore di pubblicazione del commento (rimosso) e chiediamo scusa, il commento in questione era riferito alla festa di S.Paolo.
    la redazione

  • #4

    fammiCapire (giovedì, 30 gennaio 2014 22:04)

    Egregio architetto sinceramente non si riesce a capire dove vuole andare a parare. Credo di essere dotato di una intelligenza media e forse sarà per questo che non capisco.
    Questo polo lo si vuole o no?
    Dal suo scritto non si capisce, in realtà non si capisce niente e di conseguenza il lettore si trova spiazzato.

    Lei afferma "Uno dei temi di riflessione riguardava l’edificio scolastico della scuola elementare e l’idea che essa potesse aprirsi al territorio in un rapporto attivo e dinamico, che generasse nuove opportunità culturali, aggregative e di socializzazione. " Questo lo scriveva 20 anni orsono, oggi a dire queste cose è il sindaco di Carinola, quindi tempo fa lei era, almeno sembra, favorevole ad una centralizzazione delle scuole.

    Poi improvvisamente cambia registro e dice "Non è che immaginando e realizzando “poli” si attivino, per forza di cose, direttrici di sviluppo", per concludere così: "andare alle elementari a piedi e all’università in aereo: questo è il futuro."

    Quindi oggi a distanza di 20 anni ha cambiato idea??

    Cercate di essere più chiari. Non esistono le sfumature da cogliere, una cosa è nera o bianca.


  • #5

    Emiliano (giovedì, 30 gennaio 2014 23:08)

    Bravissimo! Architetto, bravissino! Grazie! Mi piace mi piace mi piace! Uno degli articoli migliori che ho letto su stampa e blog locali..mamma mia che bella riflessione...Sulle medie il discorso può essere diverso, anzi lo è e i poli delle secondarie hanno una funzione... ma il senso profondo di quanto scritto è alto e giusto! Ascolta Renzo: ti voglio al Puc, presto le osservazioni dei cittadini potranno essere presentate e votate in Consiglio...tu sai vome funziona...non puoi mancare....

  • #6

    Emiliano (venerdì, 31 gennaio 2014 00:42)

    XfammiCapire: scusa se ti rispondo io però penso che possa risultarti interessante sapere che da parte mia ho invece potuto cogliere in pieno il messaggio dell'articolo di Renzo. Venti anni fa si pensava a dei poli non nel senso della costruzione ma in senso partecipato, a scuole frequentate non solo da ragazzi. Poli di integrazione, scuole aperte, per intenderci. Aperte di pomeriggio, di sera, per varie attivita'. Luoghi per definizione diffusi e profondamente incastonati nei tessuti urbanistici e sociali del territorio. Era un'idea senz'altro nuova, in parte realizzata in alcune realtà. Quello che contesta Renzo è la nascita di poli dove concentrare la sola istruzione strettamente intesa, città scolastiche comprendenti tutti i cicli, quasi ad indifferenziarne la diversa valenza. Poli che inglobino dall'asilo alle superiori potrebbero diventare mostri. No dai. Lasciamo che materne ed elementari continuino ad essere scuole di prossimità, senza portarle a dimensioni alienanti. Facciamoci attivita' per tutti. Apriamole. I centri di istruzione che rispondano a esigenze didattiche più avanzate, e quindi necessariamente concentrati, possono partire benissimo dalle secodarie (di primo grado a mio avviso, di secondo grado dice Renzo, e qui potrebbe esserci un punto di conflitto di posizione, ma con Renzo è bello tale conflitto). Vi è un Polo già costruito per le scuole medie e io direi di sfruttarlo portandovi attrezzature e funzionalità, ma Carinola può avere l'ambizione di ospitare anche un istituto di secondo grado, magari un Istituto Tecnico per le tecnologie applicate ai beni culturali. Bravo Renzo, ancora bravo...e grazie...

  • #7

    anonimo (venerdì, 31 gennaio 2014 06:55)

    per andare all'università con l'aereo, si comincia a prendere il bus all'elementari.

  • #8

    a proposito dei poli (venerdì, 31 gennaio 2014 09:07)

    un caso rarissimo di uno scritto con analisi profonde e attente, con una visione del futuro e conoscenza tecnica importante. si veramente una bellissima riflessione che mi piace anche per lo slogan che poi è il titolo del film.....

    alle elementari a piedi all'università in aereo........ALTRO CHE POLO

  • #9

    Renzo (venerdì, 31 gennaio 2014 10:59)

    Caro amico “fammiCapire”, io faccio del mio meglio per argomentare le cose che penso… Magari a volte mi riesce bene, altre volte meno… non sta a me giudicare.
    Provo, per chiarezza a puntualizzare qualche punto.
    Mi sembra sbagliata l’idea di “Polo” e in particolare sono convinto che sia gravemente sbagliata l’ipotesi di “Polo” se riferita alla scuola primaria (materna, elementare), sono convinto che nelle aree più avanzate (d’Italia e non solo) i bambini vanno a scuola a piedi (vista la foto? Quella è una ipotesi di progetto sociale che si potrebbe benissimo provare: i bambini vanno a scuola a piedi “uniti” da una fune e guidati da due adulti).
    Penso oggi – come venti anni fa peraltro – che la scuola elementare andrebbe riqualificata sia da un punto di vista edilizio che sociale. Aperta al territorio poi significa che potrebbe ospitare, oltre naturalmente le classi didattiche, laboratori (disegno, musica, conoscenza del territorio…), un orto didattico-giardino, mostre, esperienze teatrali e tutto quanto può essere utile alla crescita culturale dei bambini e sociale-relazionale del nostro paese, ma potrebbe anche appoggiarsi a altre strutture presenti nel nostro paese come ad esempio “i campetti” se si riescono a terminare e conservare.

  • #10

    spinelli (venerdì, 31 gennaio 2014 16:17)

    come si fa ad immaginare un 'Europa unita, se non si riesce ad unificare un piccolissimo comune del sud Italia. Mah!

  • #11

    SCUOLA MEDIA A CASALE (venerdì, 31 gennaio 2014 16:17)

    veramente notevole lo scritto per analisi e fotografia dei fatti. ma troppo alto come contenuti per le nostre misere realtà.
    mi spiego, ma veramente pensati che dietro lo spostamento della scuola media prima e delle elementari dopo ci siano tante analisi, o pareri di esperti e di consulenti?
    Solo luoghi comuni e risposte contigenti alle necessità del momento. Le nostre zone, i nostri paesi sentono forte il problema della natività-zero, affiancata alla mancanza di lavoro che costringe molti all'emigrazione verso altri luoghi d'italia e del mondo. E per aiutare i nostri paeselli che si fà si accentrano le scuole nel Capoluogo, di nome e di fatto, però ahimè tutt'altro che centro e cuore pulsante del comune, bensì sempre più spopolato e deserto anch'esso.
    LA RISPOSTA PER AIUTARE CARINOLA NON PUO' ESSERE LA MORTE DI CASALE, DI CASANOVA, O DI NOCELLETO.
    Perchè il polo scolAstico non apre?????
    Che fine faranno le strutture esistenti delle scuole elementari....
    CHE SENSO HA COSTRUIRE ALTRI EDIFICI???
    SE I BAMBINI DIMINUISCONO PERCHè AUMENTARE IL CEMENTO??????

  • #12

    as (venerdì, 31 gennaio 2014 18:10)

    ate voglia a scrive, chist 'anna costruì....

  • #13

    K (sabato, 01 febbraio 2014 02:40)

    Ogni pensiero che hai voluto condividere con noi con questo tuo contributo è pienamente condivisibile. Ma andrebbe aperta una riflessione sulla scuola italiana, che non è nè quella che abbiamo conosciuto noi nè la scuola che servirebbe ai ragazzi di oggi per entrare senza timore nella nuova società. La scuola è cenrata sulle esigenze dei docenti, spesso mediocri e frustrati lontani anni luce dalla modernità. Non mi meraviglierebbe che una decisione così delicata, come quella del polo, possa discendere dal capriccio di qualche prof. che non vuole venire a Casale o che trova più comodo andare a CArinola. Dinanzi a tali piccinerie le tue vette sono troppo lontane. Noi siamo ancora qui e non possiamo fingere di essere altrove. Il pensiero dominante è avvilente soprattutto nella classe dirigente. Pensa che qualche mese fa cercavamo di presentare un progettino in materia ambientale interamente finanziato dalla regione e non è stato possibile presentarlo a Carinola per l'ostruzionismo idiota con cui ci siamo scontrati. Le buone idee non albergano da queste parti ed anche tu, come tanti altri che avrebbero potuto dare un valido contributo, sei andato via. E non è un caso. Ti ringrazio comunque.

  • #14

    pubblicità (domenica, 02 febbraio 2014 23:13)

    POLO ??

    un buco con la menta intorno..............

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