I Lupini... Tra tradizione e modernità

"L'uomo probo e saggio sostiene di essere incline alle cose alte; né d'altra parte ignora quanto siano distanti le monete dai lupini". (VII libro I° delle Epistole Orazio 65-68 a.C.)

 

La coltivazione del lupino ha origine remote nei tempi, sono stati ritrovati semi di lupino nelle piramidi Egizie, e nelle tombe Maya nelle Americhe, così anche i greci e i romani lo conoscevano e lo coltivavano, tanto da trovare spazio e citazioni nelle produzioni letterarie di Ippocrate e di Orazio. La sua coltivazione avveniva per varie ragioni: per migliorare la fertilità del suolo, per l’alimentazione umana, per fini terapeutici. In sostanza, il lupino veniva alternato nelle coltivazioni come sovescio (fertilizzante), e utilizzato insieme alle fave per tale caratteristica nei vigneti (ottimo fissatore di potassio nel terreno), inoltre essendo un legume raccolto secco, ne era facile la conservazione e il successivo utilizzo nel periodo invernale dalle popolazioni agresti più povere, favorendo, insieme agli altri legumi, l’apporto di proteine, ferro e potassio.

 

E così Paolo, passando per uno dei casali lungo la via Appia nel suo ultimo viaggio verso Roma (61 d.C.) si vide offrire salatielli e vino ospite dei nostri antenati.

 


Lancio dei Lupini

Ancora oggi ogni anno, il 24 gennaio vigilia della venerazione della Conversione del santo, presso l’omonima collina si svolge a Casale di Carinola la sagra dei salatielli (così anche chiamati i lupini, in quanto dopo la spugnatura e la bollitura con sale e cenere assumono l’inconfondibile sapore salato con retrogusto leggero aspro che una residua presenza di alcaloidi conferisce).

 

Usati fin dai tempi più antichi come alimento, sono poi diventati il cibo dei viaggiatori e dei poveri. Oggi tale vegetale poco usato come alimento, è ridotto a curiosità da mercato. In Italia, la coltura del lupino è crollata a seguito dello spopolamento delle aree svantaggiate nelle quali il lupino aveva trovato inserimento in ordinamenti colturali piuttosto poveri. Nulla occorreva, di lavoro dell’uomo, dopo la semina perché la pianta giungesse a raccolto, invece lo scavo delle piante e il raccolto dei lupini era una pratica molto faticosa prima dell’avvento delle macchine, e visto che veniva seminato, in collina o in terreni non facilmente raggiungibili, doveva essere necessariamente effettuato a mano.

 

Ad agosto, alla prime luci dell’alba, si procedeva allo scavo degli arbusti oramai secchi, ma necessariamente inumiditi dalla rugiada, in quanto se i baccelli (simili a quelli di piselli) “ntillavanu” si sarebbero aperti e i lupini dispersi nel campo. Per cui a mani nude, con la sola forza delle braccia, pianta singola per pianta singola avveniva l’espianto, facendo attenzione alle “cardognule” che al semibuio era facile incontrare, calpestare e pungersi ( se ‘scetava ru suonnu’ e calavano le iastemate…). Raccolti in fascio venivano depositati insieme, fino a formare dei cumuli consistenti, e così avanti fino a completare l’espianto per tutto il campo. Scava e scava è arrivava l’ora delle magra colazione e di un poco di riposo, sbrigata velocemente tale pratica, avveniva la preparazione dell’ ariella (aia) con tendoni per l’uopo distesi. Con delicatezza i covoni venivano disposti intorno all’aia e intorno alla undici (in pieno sole comunque), cominciava la battitura con lupe e luparelle …la “onnula” adda ‘ntilla…, man mano venivano separati aiutati dal vento, (“auriati cu-rii cestrigli”), i lupini dalla faluppa (resto di scarto) e così via fino alla completa battitura e pulizia del raccolto, insaccati e trasportati a casa.

 

Fino agli anni ’70 del 1900 molte delle nostre campagne erano coltivate con lupini, in alternanza con la coltivazione del grano: ….”Il Lupino. Lupinus albus, si suol seminare nelle terre sterili, o nelle quali è stato il grano l’anno avanti, premettendo un aratura, zappatura, e nel mese di settembre. Si raccoglie senz’altra cura, nel luglio, o nell’agosto. Il legume cotto, e raddolcito in acqua, si mangia avidamente dal volgo. Se la pianta si taglia in erba è un ottimo sovescio. Non si conosce il vantaggio, che si può trar dalle piante secche, preparandone il filo. L’istesse foglie, che secche cadono migliorano i terreni sterili”….(da Memoria sulle piante economiche della Provincia di Terra di lavoro di Francesco Notarianni Corrispondente al Real Giardino delle piante 1815, trascrizione realizzata dal Valico edizioni 2010, con il patrocinio del CREIA–Regione-Lazio).

Lupini

E’ stata interessante la ricerca sui lupini, in quanto, ancora una volta, ha confermato la saggezza delle pratiche colturali e alimentari degli antichi e dei nostri antenati, infatti il lupino per le popolazioni più povere sostituiva addirittura l’alimentazione animale. E infatti tutte le caratteristiche alimentari e mediche sono negli anni state confermate e rivalorizzate da studi autorevoli italiani e internazionali:

 

Il primo finalizzato alla valorizzazione di nuove fonti proteiche, finanziato dal CNR negli anni '70-'80, e il successivo "Healthy-Profood", finanziato dalla Comunità Europea e coordinato dalla facoltà di Agraria dell'Università di Milano, hanno permesso di conoscere meglio le caratteristiche nutrizionali e le proprietà di questo legume. In particolare i ricercatori milanesi guidati da Cesare Sirtori, ordinario di Farmacologia Clinica all'Università di Milano, hanno dimostrato che, negli animali, una modesta aggiunta di lupini alla normale dieta può ridurre la colesterolemia in modo significativo.

 

Altro studio, in Polonia condotto da Marek Naruszewicz del National Food and Nutrition Institute di Varsavia su 55 pazienti ipercolesterolemici ha evidenziato che con un consumo quotidiano di mezzo litro di latte di lupino,si favorisce un calo del colesterolo totale del 10 per cento e del colesterolo cattivo LDL superiore al 12 per cento dopo solo un mese di trattamento.

 

E ancora, una ricerca dell'Università di Siviglia in collaborazione con il CSIC (Consejo Superior de Investigaciones Científicas, Consiglio superiore d'indagine scientifica), diretta dal dottor Javier Vioque e pubblicata da " Food Chemistry", ha evidenziato come i lupini siano ricchi di proteine vegetali: 23,8%-33,6% la stessa quantità dei legumi o di altri cereali. I ricercatori iberici ritengono inoltre che tali frutti possano aiutare nel prevenire malattie come diabete e cancro al colon.

La Pianta di Lupini

I lupini sono i semi del Lupinus albus, una pianta alta fino a un metro e con foglie palmate. Il legume è ricco di un buon potere energetico, ottima fonte di ferro, potassio e vitamina B1. Dal punto di vista nutrizionale, il lupino è importante per l'apporto di proteine, in assoluto ne è il legume più ricco, superando soia, piselli, fagioli e ceci,paragonabile a quello della carne e superiore a quello delle uova. Più elevato di tutti gli altri legumi è l'apporto in fibra, mentre l'apporto in grassi è inferiore rispetto a quello della soia. Ottimo il rapporto omega 6/omega3, importanti acidi grassi definiti "essenziali", poiché il nostro organismo non è in grado di sintetizzarli e dunque debbono essere assunti con la dieta. basso contenuto di fitati (sali dell'acido fitico), il calcio e lo zinco.

 

Il lupino, quindi era e sta ridiventando una ottima fonte alternativa alle proteine di origine animale.

 

 20 gennaio 2012 by Donato Lepore

 


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Commenti: 13
  • #1

    Casalese del Nord (sabato, 21 gennaio 2012 12:45)

    Non sapevo tutto dei lupini, ho scoperto nuove cose. Io mio ricordo solo che quando ero bambino (e qui si parla di secoli fa) quando era San Paolo e si davano i lupini i miei genitori mi dicevano di non mangiarne tanti perché senno mi veniva mal di pancia e io non ascoltandogli me ne rimpinzavo. Mi ricordo anche quando io andavo a fare i lupini si usciva la notte e si ritornava a casa verso le 16.00 del pomeriggio, tutti sudati, e quante volte mi sono fatto male le mani perché andavo a scavare la pianta di lupini e vicino ci stavano le“cardognule”. Io manco della festa di San Paolo a Casale da tantissimi anni ma all’alba del 25 Gennaio passa ancora la cosiddetta “Sveglia”? da bambino quando passava per la mia via la sentivo ogni volta, e mia madre al suono di quel tamburo si alzava e andata preparare il pranzo per gli ospiti.
    La cosa più bella che mi ricordo io della vigilia di San Paolo quando dopo la messa si faceva il giro delle persone che offrivano il vino sopra San Paolo, e si beveva tantissimo l’ultima tappa era da On. Franchino che offriva sofritto e vino, un anno per scendere dalla collina io e i miei amici ci dovemmo mettere a quattro piedi e scendere perché stavamo cosi ubriachi che non riuscivamo a stare in piedi.

  • #2

    anonimo (sabato, 21 gennaio 2012 15:02)

    a dire la verità non sembra che passa cosiddetta sveglia.

  • #3

    Sole Rosso (sabato, 21 gennaio 2012 16:23)

    Magari si potesse ritornare a circa 25 anni fa. Ricordi che ora rimangano tali.

  • #4

    Terreno vulcanico (sabato, 21 gennaio 2012 17:41)

    I Lupini venivano utilizzati vicino ad ogni ( Puostu ) per ottenere nei mesi estivi una migliore frescura della vite. Venivano estirpati dopo la calura estiva. Quindi sostanzialmente erano degli ombrelli naturali.

  • #5

    Il Saggio (sabato, 21 gennaio 2012 20:25)

    Le considerazioni esternate da, terreno vulcanico, dovrebbero corrispondere a verità. Peccato che nella nostra zona tali contivazioni sono andate quasi perdute. Se non ricordo male, nella nostra zona, dovrebbe esserci rimasta una sola famiglia che, ancorata a tradizioni antiche coltiva ancora questo importante legume, importante perche "rarissimo" al giorno d'oggi. Complimenti, sempre corretti verso tutti, con esposizioni serie e sensate. Vi distingue infine, la vostra serietà e semplicità, per questi motivi rispondo sempre ai vostri articoli. Alla prossima.

  • #6

    realista (domenica, 22 gennaio 2012 12:15)

    x casalese del nord
    non è cambiato niente: vigilia 24, messa benedizione lupini, sagra, giro per spenzatori di vino, e alla fine da don franchino.
    La SVEGLIAAAAAAAAAAAAAAA SIIIIIIIIIIIIIII si fa ancora, lo scritto urlando perchè c'è alle 4.00 di notte con tamburi saranno percorse le strade del paese annunciado che il santo è in collina ....accorrete genti accorrete genti.
    x l'autore dell'articolo
    .....sempre lupini sono!

  • #7

    anonimo (domenica, 22 gennaio 2012 12:21)

    l'articolo conferma l'importanza di mangircene tanti il 24, so buoni, scrucchiarieli e c'addice nu becchieru e vino.
    viva san paolo

  • #8

    San Paolista D.o.c. (domenica, 22 gennaio 2012 19:49)

    Io per non sbagliare, me porto sempre " Rù Pizzipapero " e mi sono trovato ogni anno bene. Ci vediamo n'coppa Sandu Paulu

  • #9

    anonimo (lunedì, 23 gennaio 2012 14:07)

    all'autore dell'articolo.
    ma nel parlare delle varie tradizioni, i lupini, come mai non parli mai della spugnatura e della bollitura altra fase tradizionale che negli ultimi anni non viene fatta dalla commissioni? sei forse troppo legato ai comitati o ti è sfuggito

  • #10

    ceceniegliu (lunedì, 23 gennaio 2012 14:47)

    ma perchè ru pizzipapero? i ceceniegli chist'annu non li distribuisce la commissione?

  • #11

    rara comparsa (sabato, 28 gennaio 2012 16:00)

    rieccomi sulla scena che bella festa come al solito c'è stato un impiccio e non sono potuto venire ma comunque a me piace molto bravi ragazzi della redazione e bravi anche la commissione.Arrivederci alla prossima comparsa.

  • #12

    pippo (sabato, 19 gennaio 2013 17:00)

    bello quest'articolo sui lupini, non conoscevo l'esistenza di una sagra dei lupini, credo non ci sarò sono troppo lontano per ragioni lavorative, buon divertimento a tutti.

  • #13

    aldo (lunedì, 03 giugno 2013 18:58)

    dove trovo il latte di lupino ?

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