"ri sanguanati"

………………Una sera, nel dicembre, venendo dalla fontana, trovò don Ottaviano il parroco, Nicola Passeretti e Crescenzo che discutevano vivamente: questi tre andarono poscia a visitare Ciccotto e parlarono di nuovo. Lei non comprese. Ma la sera del giorno seguente venne da Carinola Sabatino il macellaio e a Teresa si aggiunse Rosaria, la serva di Gasparre Rossi. Vi era una grande agitazione nel cortile e nella cucina: sul focolare una grande caldaia sopra un fuoco vivissimo: tutt’i grandi piatti, tutte le catinelle, tutt’i secchi disposti: in un angolo la stadera: sulla tavola coltelli, coltellacci, imbuti: Pasqualina, Teresa, Rosaria con le gonne succinte e i grembiuli bianchi. Sabatino andava e veniva con un’aria d’importanza.

Canituccia guardava tutto e non capiva. Poi chiese sottovoce

a Teresa: «Che facciamo stanotte?»

«È venuto Natale, Canitù.

Ammazziamo Ciccotto».

 

Allora, traballando un poco, Canituccia andò ad accovacciarsi in un angolo del cortile per vedere ammazzare Ciccotto. Vide al vagante lume che lo trascinavano in cortile, che Nicola Passaretti e Crescenzo lo tenevano. Udì i grugniti disperati di Ciccotto che non voleva morire, vide il coltello di Sabatino che lo ferì nella gola. Vide che gli tagliavano la testa, in tondo in tondo, al collo, e che la deponevano sopra un piatto con un sostrato di lauro fresco. Poi vide squartarne il corpo in due parti e pesarle sulla stadera; udì le esclamazioni di gioia al risultato; un cantaio e sessanta rotoli. Ella rimase all’oscuro, nel cortile, nell’angolo. Passò il tempo, in quella notte di dicembre gelata. La chiamarono in cucina. Rosaria e Teresa, coi piccoli imbuti, ficcavano nei budelli la carne della salsiccia. Sabatino e Crescenzo badavano ai prosciutti e ai pezzi di lardo, mentre Nicola sorvegliava nel calderone i lardelli bianchi che si squagliavano, diventando strutto e ciccioli. Pasqualina, sopra un angolo del focolare, faceva friggere del sangue nel tegame. Tutti parlottavano vivamente, allegramente, presi dalla gioia di quella carne, di quel grasso, di quella prosperità, infiammati dal fuoco e dal lavoro. Canituccia restava sulla soglia, guardando, senza entrare. Allora Pasqualina, pensando che la bambina non mangiava da un giorno e che era momento di festa, prese un pezzo di pane nero, vi mise su un pezzetto di sangue fritto e disse a Canituccia: «Mangia questo».

Ma Canituccia che moriva di fame, disse di no, semplicemente, col capo………….

 

Da Novelle - Canituccia di Matilde Serao

 

 

"ru sanguanatu"

 

Stimolati dai commenti dei lettori vi proponiamo la ricetta dei sanguinacci, o “sanguinati” in dialetto. Del maiale praticamente non veniva buttato nulla, anche il sangue era raccolto caldo dopo la macellazione, per la produzione appunto del sanguinaccio.

Il sanguinaccio veniva preparato aggiungendo al sangue che non doveva solidificarsi, riso già bollito e freddo, cioccolato fondente, cedro, pinoli, uva passa, bucce di arancio,

Uniti insieme al sangue tutti gli ingredienti, con l’impasto ottenuto, si riempivano le budella facendone dei salsicciotti, legati alle estremità dallo spago, successivamente questi venivano sbolliti nell’acqua.

I sanguinacci così preparati potevano mangiarsi caldi o abbrustoliti sulla brace o riscaldati in padella o poteva essere consumato freddo tagliato a fette come un dolce. Purtroppo scomparso l’allevamento familiare del maiale, anche questo prodotto, frutto della tradizione contadina è di fatto dimenticato e oramai scomparso.

 

 



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